Da noi il benessere è super a tavola

Il frigorifero, se lo conosci lo utilizzi al meglio

Riporre gli alimenti in maniera corretta non è così scontato. Ecco una mini guida all’utilizzo di

un elettrodomestico fondamentale per assicurarci ogni giorno cibi sicuri e perfettamente conservati.

A quali elettrodomestici non potremmo mai rinunciare? La lista è lunga e sicuramente in cima – probabilmente proprio al primo posto – c’è il frigorifero. Questo apparecchio dall’inconfondibile forma rettangolare, diffusosi su larga scala a partire dagli anni cinquanta del secolo scorso, ha letteralmente rivoluzionato il nostro modo di approcciarci all’alimentazione, favorendo la conservazione del cibo tramite le basse temperature.

Un uso intelligente

Oggi tutti possediamo un frigorifero in cucina, ma quanti di noi lo usano nel modo corretto? La dottoressa Maria Antonietta Bianchi, medico specialista in Scienza dell’alimentazione, nutrizione e stili alimentari, insieme ai colleghi dell’ATS Insubria di Varese (il dottor Ansaldo Antonio dell’unità Igiene degli alimenti di origine animale e il dottor Raffaele De Lorenzi dell’unità Igiene alimenti e bevande) ci spiegano come riporre gli alimenti in maniera intelligente al suo interno e come “mantenerlo in vita” il più a lungo possibile.

L’importanza della conservazione

«La buona gestione del frigorifero è fondamentale per consumare cibo sicuro e di qualità, evitando al contempo gli sprechi. Un’adeguata conservazione, infatti, è un’ottima garanzia per la nostra salute e permette di mantenere sia le caratteristiche organolettiche del cibo – come il sapore, l’odore e la consistenza – sia le proprietà nutrizionali – come le vitamine, i sali minerali, l’acqua e gli altri nutrienti che lo compongono – rallentando al tempo stesso la velocità di moltiplicazione dei batteri», precisano gli esperti dell’ATS Insubria.

La manutenzione

«Occorre, in primo luogo, provvedere a una corretta manutenzione del frigorifero, evitando ad esempio la formazione di ghiaccio. Per rispettare le condizioni di igiene adeguate non servono molti accorgimenti: basta detergere periodicamente le pareti interne, i cestelli e le mensole con un panno imbevuto di acqua calda e aceto».

Diverse temperature

Forse non tutti sanno che all’interno del frigorifero la temperatura non è uniforme, ma cambia tra i vari ripiani. Nel disporre gli alimenti, quindi, si deve tenere presente il cosiddetto “criterio del freddo”, ovvero come il freddo si distribuisce negli scompartimenti. «L’aria fredda, più pesante, tende verso il basso, mentre in alto si ha qualche grado centigrado in più. Gli alimenti più facilmente deperibili – come la carne e il pesce – devono perciò essere posizionati negli scompartimenti più bassi, dove la temperatura si aggira intorno ai 2°C. Nei ripiani centrali la temperatura sale a 4-5°C, per arrivare a 7-8°C negli scompartimenti più in alto e negli sportelli laterali. Di conseguenza i salumi e i formaggi si possono tenere al centro; i cibi cotti e i prodotti a lunga conservazione vanno distribuiti nei ripiani più alti; le bevande, i prodotti in tubetto e il burro nei ripiani dello sportello». E frutta e verdura? «Per loro ci sono gli appositi cassetti in basso, che permettono di separare questa tipologia di alimenti freschi da tutti gli altri. Nei cestelli per la frutta e la verdura la temperatura è compresa tra gli 8° ai 10° gradi e, soprattutto nel caso dei vegetali, il consiglio è di ripulirli dall’eventuale residuo di terriccio».

I cibi cotti e crudi

I cibi cucinati costituiscono un capitolo a sé. «Guai a riporli in frigo ancora caldi! Al contrario devono essere raffreddati nel più breve tempo possibile, sistemati in contenitori puliti e consumati al massimo entro due giorni dalla loro preparazione». Perché è buona norma bene aspettare che si raffreddino? «In questo modo si scongiurano due pericoli. Da un lato, si evita che il vapore condensato sul coperchio ricada sul cibo, alterandolo; dall’altro, che il calore emesso dal contenitore crei brusche variazioni di temperatura all’interno del frigo stesso, con il rischio di deteriorare gli altri alimenti», spiegano gli esperti di ATS Insubria. Un’altra regola da seguire, in questo senso, è quella di mantenere ben separati i cibi crudi da quelli cotti per evitare la contaminazione dei primi che possono essere consumati senza trattamenti termici. «In generale, comunque, sulla confezione dei prodotti sono riportate le modalità di conservazione e la data di scadenza. Per questo motivo è sempre buona abitudine non buttarla anche una volta aperti i prodotti».

Scadenza e termine minimo di conservazione

Quando parliamo di conservazione, gli alimenti possono essere raggruppati in tre macro categorie. La prima è quella degli “alimenti stabili”, che non necessitano di basse temperature e possono essere tenuti in dispensa. Appartengono a questo gruppo il pane, la pasta, i legumi secchi e i cibi in scatola. La seconda è invece quella degli “alimenti deperibili”, ovvero i cibi freschi crudi, che devono essere riposti in frigorifero e consumati entro pochi giorni. L’ultima è quella degli “alimenti surgelati o congelati”, che vanno conservati nel congelatore fino al momento del loro utilizzo e devono essere trasportati in sacchetti o contenitori adeguati per non interrompere la “catena del freddo” e limitare la proliferazione di microrganismi all’interno e sulla superficie. A prescindere dalla loro deperibilità, per tutti gli alimenti è importantissimo leggere l’etichetta e fare attenzione alle date riportate sulle confezioni, distinguendo tra le varie diciture. «La scadenza è indicata con la scritta “da consumarsi entro…” e coincide con la data che non deve essere superata per la vendita e il consumo. La salubrità, le caratteristiche organolettiche e nutrizionali del prodotto, infatti, sono garantite dal produttore sino a tale data, a patto che siano rispettate le modalità di conservazione. Il “termine minimo di conservazione” (TMC), indicato in etichetta con l’espressione “da consumarsi preferibilmente entro…”, indica invece la data entro cui l’alimento mantiene le sue caratteristiche specifiche. Consumare il prodotto dopo tale data non è pericoloso per la salute, ma potrebbero essere compromesse alcune caratteristiche come la consistenza e i sapori tipici dell’alimento».